Seconda parte

Ci sono desideri che emergono dalla profondità dell’animo e conducono verso l’armonia, e ci sono invece desideri che sono il frutto della seduzione, che portano fuori da sé, fuori dal proprio centro, perché avvicinano a qualcosa di altro, al desiderio di un altro, per esempio un prodotto presente sul mercato come un indumento, uno smartphone, un’auto, un libro, un viaggio, un certo tenore di vita e, addirittura, un orientamento filosofico, politico e medico. Per questo ognuno di noi dovrebbe essere consapevole che i desideri, e la realizzazione di questi, nel bene e nel male, possono influire anche sulla vita degli altri. Il desiderio è un impulso creativo, materiale o spirituale, della realtà, perché è generatore e questo lo sanno bene tutti i professionisti della vendita, che fondano gli spot pubblicitari sul desiderio. Sanno, infatti, quanto importante sia far leva sui desideri per la vendita. La mente è una struttura dinamica, che può essere influenzata e addirittura manipolata e, quando gli input esterni diventano incessanti, onnipresenti e, soprattutto, seduttivi, avviene che l’essere umano possa perdere discernimento e consapevolezza e si trasformi in un automa al servizio del prodotto pubblicizzato. Osserviamo per esempio il periodo natalizio e quanto i desideri dei nostri figli, come regalo da trovare sotto l’albero, assomiglino molto a certi oggetti pubblicizzati di continuo alla televisione durante i cartoni animati che guardano il pomeriggio dopo la scuola. E questo non accade solo ai bambini e non solo all’interno dei cartoon.

“Per svariate ragioni, e soprattutto per l’educazione da chi è già adulto e già atrofizzato in questo senso, i bambini smettono ben presto di desiderare davvero e riescono solo ad imitare i desideri altrui. Il coraggio del desiderio cede il posto all’ansia del desiderio che negli anni diventa sempre più tormentosa e fa pensare all’assenza di desiderio come a una liberazione.” (Igor Sibaldi)

A mio avviso, in certi casi, si potrebbe addirittura parlare di plagio. Certi spot pubblicitari, certi messaggi subliminali, il product placement, ovvero l’inserimento a scopo di marketing di un prodotto/marchio all’interno del contenuto narrativo dove i brand sono addirittura i protagonisti delle storie, perché partecipano al budget del film, della serie tv, costruiscono impalcature emozionali in cui non si esalta il prodotto, ma l’emozione creata dal suo possesso. Un altro esempio è l’informazione giornalistica, che può essere un’arma a doppio taglio, perché può veicolare un’informazione pulita, aderente alla realtà, e quindi contribuire alla crescita culturale della società, oppure imbrogliare, edulcorare la realtà, e questo dipende da chi detiene il potere e quale sia il suo desiderio. Se non facciamo leva sul desiderio di sapere, di conoscere, di conoscersi e non sfruttiamo gli organi di informazione e formazione per sviluppare conoscenza e coscienza di ogni singolo individuo, valorizzando verità, amore e armonia sociale e non lavoriamo con impegno mediante programmi educativi per migliorare la consapevolezza, sarà molto difficile che il prossimo futuro sia diverso dal presente che abbiamo e che desideriamo ardentemente modificare. Possiamo provare a cambiare, come stiamo già facendo, fra l’altro, con l’imposizione, il divieto, il giogo, il controllo capillare, giustificato dalla necessità, dall’urgenza, per esempio sanitaria o ambientale, ma questo porterà solo all’inasprirsi degli animi e all’impoverimento, perché l’essere umano che non è libero di sperimentare la propria realizzazione, che non adora, non si prende cura, non protegge quello che ha, e che fa, e non “lotta” per questo, è un essere umano destinato a perire, se non fisicamente, interiormente. Non potrà esserci un mondo diverso se non lo desideriamo in cuor nostro. La trasformazione passa attraverso la consapevolezza della necessità; bisogna innamorarci. La costrizione, come anche l’arroganza o l’avidità, creano sofferenza e disagio e, questi, ribellione e guerra, sia sul piano interiore che esteriore. Certo, la guerra è parte del cambiamento, perché quando tutto è distrutto tutto può essere ricostruito, ma a quale prezzo? E quale mondo nuovo scegliere e soprattutto chi e come lo sceglierebbe?

“Tutti parlano di pace ma nessuno educa alla pace. A questo mondo, si educa per la competizione e la competizione è l’inizio di ogni guerra. Quando si educherà per la cooperazione e per offrirci l’un l’altro solidarietà, quel giorno si starà educando alla pace”. (Maria Montessori)

 

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