Avere fiducia significa dare credito, anche economico. Fiducia deriva dal latino, e sta a significare “fidare, confidare”; rivela un atteggiamento di tranquillità che viene dalla persuasione che qualcuno o qualcosa corrisponda alle proprie aspettative, attese e speranze. È quasi una certezza: infatti, tra i suoi sinonimi, troviamo fede, speranza, sicurezza e affidamento. È il credito che concediamo, fondamentalmente a noi stessi, che permette di avere la disponibilità per dedicare anima e corpo a qualcosa o a qualcuno. Senza fiducia non c’è dedizione. La fiducia sostiene la scelta e, assieme alla pazienza, che vedremo più avanti, sono entrambe necessarie per perseguire degli ideali. Avere e riporre fiducia sono imprescindibili uno dall’altro perché, come scrive Pirandello, quando uno è contento di se stesso ama l’umanità e le scelte saranno determinate da un sentimento di amore nei confronti prima di se stessi e poi degli altri. Mi affido perché confido, ho fiducia, nutro rispetto e buona speranza. La fiducia riposta nasce in risposta alla fiducia in sé. La fiducia però non è convinzione, assenza di dubbio, o ferma certezza morale o intellettuale, non è rigida, e quando è sincera e fondata su solide basi, nutre e sostiene, anche nei periodi di maggiore sconforto.
La pazienza è definita, invece, come la virtù in grado di contrastare l’angoscia, la depressione e l’amarezza per i dolori fisici e morali, la volontà di operare il bene nonostante le avversità. L’etimologia della parola pazienza ci conduce al latino pati che significa sopportare, soffrire e tollerare, ma anche provare e ricevere. Paziente, in questa accezione, è quindi colui che sopporta, che resiste senza difficoltà, adattandosi – in maniera attiva, consapevole, senza lamentarsi per il dolore o il rammarico, perché fiducioso – a una situazione sfavorevole, a un’avversità o a una provocazione. Egli rimanda la reazione immediata, o addirittura rinuncia a reagire del tutto, perché dove non c’è reazione può nascere relazione. E’ paziente colui che ripone fiducia, che crede, desidera e per questo si dedica. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare per sopportare e resistere non occorre forza, ma una disposizione mentale e fisica di accoglienza e di rinuncia alla reattività, basata sulla fiducia, nonostante il dolore e la fatica. Pazienza e fiducia possono indurre nel corpo un cambiamento reale della postura, una variazione della struttura mentale e del funzionamento biologico; questo processo produce un rilascio delle tensioni fisiche, psichiche ed emozionali che permettono un minor consumo di energia e un miglioramento delle funzionalità generali, agevolando così la rigenerazione tissutale, intellettiva ed emotiva. Essere pazienti e fiduciosi è, in questa chiave di lettura, predisporsi non solo ad accettare fatiche e sacrifici per la realizzazione del progetto al quale vogliamo dedicarci, ma anche rendersi accoglienti nei riguardi di quello che può presentarsi come nuovo elemento, sia che provenga dall’esterno che dall’interno di noi stessi, perché l’accoglienza è di fatto una apertura -ciò che viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare in casa-, uno spazio aperto senza giudizio alcuno; ed è proprio grazie a questa disponibilità che possono avvenire nell’essere umano i grandi cambiamenti fisici, psichici, emozionali. Perché quando si fa spazio, lo si crea o lo si ripristina, la vita riprende movimento, slancio, fiducia e ardore e rimuovendo blocchi, ferite e conflitti cura.


