La parola inverno deriva dal sanscrito Himas e significa freddo e neve. Questo periodo stagionale, compreso fra l’autunno e la primavera, è caratterizzato infatti dalla temperatura che scende, dalla diminuzione delle ore di luce e dalle precipitazioni che talvolta durano per giorni. Sembra che la vita sia sospesa e si paralizzi perché tutto è silenzioso. Anche la neve, che ricopre la natura con una coltre bianca, quasi a sigillarla, sembra voler sottolineare che in questo periodo c’è bisogno di fermarsi, coprirsi e rintanarsi.
In natura, uno degli elementi che contraddistingue questa stagione è il letargo, reale e figurato. È il periodo in cui gli esseri umani, animali e vegetali, con modalità diverse, vivono un tempo di inattività e si ritirano per proteggersi dal freddo, perché è più difficile trovare cibo, ma anche perché questa è la richiesta del movimento energetico dell’inverno e non si può fare altrimenti. E allora la natura si prepara. C’è chi emigra in luoghi più caldi, chi riempie la dispensa, chi fa scorta di legna, chi, in maniera figurata, accumula risorse, anche economiche, per quei periodi dell’anno e della vita nei quali ci sarà bisogno di sostegno.
Ma letargo vuole dire molto di più. Deriva dal greco lethargos, che significa sonnolenza ed è l’unione di lethe, oblio, e argos, inerte e lento. Durante il letargo, la natura, e tutti gli organismi viventi, diminuiscono la loro vitalità, sia per recuperare energia, sia per non sprecarla, perché in questa stagione la spesa energetica necessaria per mantenere la vita al ritmo delle altre stagioni sarebbe eccessiva. Inerte, lento e oblio, che troviamo in lethargos, suggeriscono proprio il bisogno di rallentare per raggiungere uno stato di inerzia, di diminuzione della spesa energetica, fino, metaforicamente, all’oblio, ovvero quella fase in cui tutto si spenge e diviene oscuro come la notte e la natura si riposa e dorme.
La maggiore sonnolenza che avvertiamo durante l’inverno, così come la difficoltà a svegliarci presto al mattino o la necessità di riscaldarci e prenderci momenti di riposo, sono il risultato del torpore stagionale: l’essere umano, come ogni vita in natura, è soggetto alle influenze stagionali, che lo voglia o meno.
L’inverno, come ho detto nell’introduzione dell’articolo Osteopatia e movimento stagionale, è il momento del rientro all’interno, l’essere umano rientra nelle proprie case, gli animali nei propri nascondigli e le essenze in natura scendono nelle radici. Rientrare in questo caso è ri-tornare all’interno di un luogo chiuso e protetto, che procura sicurezza e ristoro, un luogo conosciuto che abbiamo fatto nostro, nel quale ci troviamo a nostro agio e dove possiamo rilassarci.
Parlo di sicurezza perché quando si è sicuri, ovvero senza preoccupazioni, molte delle tensioni che si creano nel corpo, mentre è impegnato in azioni come la ricerca del cibo, la difesa del territorio, il raggiungimento di un obbiettivo personale, professionale, relazionale, il corpo e la mente hanno la possibilità di entrare in una frequenza diversa e non solo limitare la spesa energetica, ma anche produrre rigenerazione e autoguarigione (vedi articolo Autoguarigione).


