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Autunno e osteopatia: la transizione

L’autunno è considerata una stagione di transizione. Le giornate subiscono un cambiamento importante rispetto alla stagione precedente, perché sono più corte, il tramonto arriva prima, la notte e il mattino sono più freschi e anche i colori cambiano: per esempio, le foglie degli alberi, subiscono un fenomeno naturale, chiamato foliage, che prima le fa ingiallire, o assumere delle sfumature tra il rosso e l’arancione, e poi le fa cadere dai rami. Le temperature tendono a scendere, arrivano la pioggia, la nebbia e il vento.

È il momento dell’anno in cui si tirano fuori dall’armadio abiti e scarpe più pesanti e coperte più calde per il letto. Inizia la preparazione per l’inverno che è alle porte: si raccolgono le olive, le noci, le nocciole, le castagne, l’uva, le pere, si fa scorta di farina e legna per il camino, che nel freddo invernale dovrà scaldare l’ambiente domestico.

Anche gli animali si preparano al letargo, che significa momento di oblio, di sonnolenza senza attività. In natura, il letargo, tramite la riduzione delle funzioni vitali del metabolismo, del battito cardiaco e della temperatura corporea, serve a creare risparmio energetico. In questo la natura ci mostra che l’inverno ha bisogno di accortezza e salvaguardia. Proseguire le attività con lo stesso ritmo delle altre stagioni può risultare dispendioso, ma anche dannoso. Rallentiamo il ritmo e, progressivamente ci rintaniamo, seguendo una necessità biologica e psico-emotiva, ma anche primordiale, di avere una casa e una tana per rifugiarci in un luogo sicuro per proteggere noi stessi e la specie.

Non c’è da stupirci se in autunno cominciamo ad avvertire maggiore sonnolenza, se il desiderio di restare a casa è più forte e se viviamo momenti inaspettati di introspezione, quasi di malinconia, perché questa stagione porta proprio questo movimento, fuori e dentro l’essere vivente.

Possiamo considerare le stagioni come quattro momenti distinti, come possiamo suddividere il giorno in quattro momenti, e sono alba, mezzogiorno, tramonto e mezzanotte. Il legame esistente tra primavera e mattino, estate e mezzogiorno, tramonto e autunno, notte in inverno, non è metaforico ma diretto, posseggono cioè caratteristiche similari. L’analogia è il filo conduttore. Nel caso specifico di questo articolo, nel momento del tramonto, come fine giorno o fine vita, troveremo tutti quegli elementi e movimenti (funzionalità viscero-organica, psico-emozionale ed energetica) che caratterizzano la stagione autunnale.

Come già accennato, l’autunno è transizione, passaggio, è preparazione all’inverno, a una fase dell’anno nella quale l’energia penetra nelle profondità della terra e della carne e rende possibile una rigenerazione totale del corpo e della mente. Affinché questo possa avvenire bisogna, però, aver trovato il coraggio di tagliare e lasciare andare ogni atteggiamento, pensiero, abitudine, credenza, postura che possa appesantire, frenare e ostacolare il movimento di rigenerazione e autoguarigione. Sì, proprio tagliare, perché l’autunno è una spada di metallo che recide e separa l’utile dall’inutile, il chiaro dallo scuro, il bene dal male.

L’autunno è il coraggio del viaggio interiore. Salpare e portarsi dietro solo il necessario, perché in viaggio più cose ci portiamo dietro più diventa faticoso. Quando portiamo tutto ciò che crediamo utile, quando organizziamo per filo e per segno, e non lasciamo niente al caso, viviamo il rischio di perdere l’imprevisto, ovvero tutto ciò che non abbiamo ancora visto, incontrato e sperimentato, perché l’imprevisto è qualcosa di inatteso: “Rappresenta l’elemento di non regolarità o accidente che irrompe nella logica e nell’ordine stabilito, spingendo alla riflessione sull’incertezza e sulla contingenza dell’esistenza”.  Favorisce l’evoluzione interiore, ovvero quel processo di sviluppo che richiede un cambiamento profondo e autentico che conduce verso una rinascita, grazie a una diversa percezione di sé e del mondo.

L’autunno può essere considerata, quindi, una stagione propizia se ci fermiamo a osservare con attenzione quali movimenti porta con sé.  

Per capire meglio questo concetto possiamo provare a porci una domanda: Quale richiesta mi porta l’autunno? Cosa mi chiede di fare, di non fare, di accogliere o respingere, di gettare o tenere? Perché la richiesta della stagione è il movimento che ci guida. È il maestro che ci indirizza e ci educa.  Assecondare questa richiesta, ad esempio in termini di stile di vita, può promuovere uno stato di risonanza e di equilibrio tra il movimento stagionale e la funzionalità metabolica, favorendo l’armonia nel corpo e nella mente. Certo, è essenziale riconoscere che l’uomo sia parte costitutiva dell’universo e che, come questo, abbia delle leggi che lo regolano in relazione al tutto, anche al movimento stagionale.

 

Estate e inverno, autunno e primavera si oppongono e si completano a vicenda. Durante l’inverno tendiamo a coprirci in cerca di calore e riparo, a riposarci e a muoverci. In estate avviene il contrario. La stessa dinamica degli opposti la ritroviamo tra l’autunno e la primavera, poiché il primo prepara l’uomo e la natura all’inverno, al risposo, all’interiorità, alla riflessione, alla rigenerazione e alla fine di un ciclo, della vita, mentre la seconda a uscire all’esterno, al calore, al movimento, alla realizzazione, alla vita. Estate e inverno sono dilatazione e contrazione, esteriorità e interiorità. Per permettere questa variazione, che non può essere repentina, la natura ha provveduto tramite dei facilitatori di passaggio, la primavera e l’autunno appunto.

Contrariamente a quanto si può pensare, però, la parola autunno, non significa stagione che prepara al declino. Questo termine deriva infatti dal latino autumnus, che a sua volta viene da auctus, che vuol dire arricchire e aumentare. Questa radice rimanda al concetto di abbondanza e crescita, sia del raccolto in natura, sia dello sviluppo dell’essere umano nella sua dimensione interiore. 

L’autunno viene associato al metallo, al colore bianco, al sapore piccante, alla secchezza, al tramonto, come momento della giornata e della vita. A livello organico è il polmone, mentre a livello viscerale è il colon, o intestino crasso.

Il polmone si apre dal naso (considerato la sua porta), mentre l’intestino si apre all’esterno attraverso l’ano.

Il Polmone è il maestro dell’energia, governa la respirazione, la traspirazione, la discesa e la diffusione. È responsabile dell’energia difensiva, quella cioè deputata alla difesa dagli attacchi delle energie perverse esterne come il freddo, il vento, il calore, l’umidità, la secchezza, virus, batteri, aggressività ma anche da quelli interni quali le emozioni negative come la rabbia, la tristezza, la paura, il rancore, il risentimento.

Dall’elemento metallo dipendono anche la forza e il tono della voce, che indicano presenza e sicurezza personale, ma anche il legame con l’interiorità, intesa come profondità dell’essere.

I polmoni si trovano all’interno della cavità toracica che li protegge, avvolti da una membrana, chiamata pleura, che li connette alla parete toracica e al diaframma, per permettere lo scorrimento e l’espansione.

L’intestino crasso ha come funzione principale l’eliminazione dei residui del cibo, dei liquidi e degli eventi. Separa il puro dall’impuro. È associato alla capacità di lasciare andare ciò che non serve più, sia a livello materiale che psico-emozionale, come i pensieri tossici, le vecchie abitudini e i legami. Favorisce il rinnovamento e la chiarezza mentale.

L’intestino è diviso in diversi segmenti, che hanno funzioni particolari e diverse tra loro, anche in relazione ai legami che instaurano con i visceri e gli organi vicini. Avvolto quasi integralmente dalla membrana del peritoneo, l’intestino si collega indirettamente alla struttura ossea, muscolare e diaframmatica.

La medicina osteopatica può fare molto per permettere la salute dell’organo Polmone e del viscere Intestino Crasso.

Esiste un rapporto stretto tra forma e funzione, tra mobilità e funzionalità. Se, quindi, attraverso tecniche mirate di osteopatia specifiche  per l’organo polmone e il viscere intestino, ma anche per tutte quelle strutture a questi collegati, direttamente o indirettamente, e parliamo di Pleura, peritoneo, fascia, tendini, arterie, vertebre, costole, piuttosto che mobilità oculare e cranio sacrale, sistema masticatorio, meridiani energetici, riusciamo a ripristinare mobilità, relazione e fluidità di movimento dell’energia, del sangue, della linfa e dei pensieri, abbiamo la concreta possibilità di riattivare la funzione polmonare e intestinale, nella sua accezione fisica e psico-emotiva ed energetica.

La disarmonia dell’elemento metallo si mostra con sintomi combinati che derivano dal polmone o dal colon, si manifesta tramite problemi respiratori, cutanei, nasali, gonfiore addominale, alterazione del transito intestinale e di eliminazione, malinconia, tristezza, incapacità a liberarsi di ciò che non serve più ed è di ostacolo all’evoluzione. Per questo, trattare l’elemento metallo non significa solo prendersi cura del sistema respiratorio e digerente, ma dell’individuo in senso più ampio.

Sulla base di quanto detto finora sulla possibilità di rigenerazione, all’interno della mia professione di osteopata, tendo per prima cosa a farmi affiancare da un nutrizionista. Si tratta, a mio avviso, di una figura fondamentale perché, attraverso la correzione del regime alimentare, l’educazione a questo, oppure tramite pratiche di digiuno, è possibile permettere all’organismo una più concreta e profonda pulizia, sia dell’intestino crasso, che del polmone, permettendo la riattivazione del processo di autoguarigione.

Migliorare la funzione dell’elemento Metallo, ripristinare la mobilità e la funzionalità del polmone e del grosso intestino, significa agire sull’energia generale che, ogni giorno, alimenta il sistema sul piano fisico e psico-emozionale e promuovere sia l’autoguarigione, sia l’atteggiamento di prendersi cura di sé.