Crescere è una necessità perché, come un destino segnato, la richiesta della vita deve essere soddisfatta. Crescere è vivere perché si cresce vivendo ed è vivendo che si cresce. Questo processo passa attraverso l’esperienza, la relazione, l’uso dei sensi, del corpo e del pensiero. C’è una frase di Umberto Galimberti che ha molto influenzato il mio approccio allo studio e dice:” l’uomo è fare, si realizza e si completa con il fare”.
In ogni essere vivente esiste una parte di crescita involontaria ed una volontaria, soprattutto nell’essere umano. La componente involontaria si muove appunto senza volontà, cioè senza che la volontà individuale partecipi. Un bambino, così come un cucciolo di animale o una pianta, diventa grande senza volerlo e ad un certo punto si scopre sviluppato, si trova delle capacità organico-muscolari e celebrali diverse e questo avviene spontaneamente, senza nessun intervento. Ma il fatto di essere diventato grande fisicamente non significa essere necessariamente diventato un adulto. Per divenire adulti bisogna vivere, per vivere e svilupparsi è necessario conoscersi, e per conoscersi è necessario esplorare con amore e coraggio tutto ciò che ci riguarda, dentro e fuori di noi. Pensieri, parole, emozioni, relazioni, incontri, scontri, esperienze, paesi, lingue, orizzonti, persone, sapori, odori, suoni tutto diventa nel tempo cibo per l’anima, proprio come gli alimenti lo sono per il corpo. La crescita e lo sviluppo dell’individuo necessitano, progressivamente, di consapevolezza, per rendersi conto di quello che siamo. Ed è proprio questo concetto che introduce la componente della volontarietà, ovvero la volontà di conoscere, sperimentare, imparare, fare e di essere, con amore e con il cuore come si suole dire.

L’educazione e il processo educativo, per esempio, hanno un ruolo di fondamentale importanza in questo processo di crescita, perché i loro effetti nel tempo si manifestano sul piano fisico, psichico, emozionale ed energetico. La pedagogia sta allo sviluppo dell’essere umano adulto come l’embriogenesi a quello dello sviluppo del feto. La natura è la guida dello sviluppo embrionale, il pedagogo dello sviluppo del bambino. Non voglio qui scavare nei processi educativi, parlando di approcci, tecniche, metodologie, e non è nemmeno il mio ruolo, ma iniziamo a renderci conto che, come scrive Nelson Mandela, “l’educazione è il grande motore dello sviluppo personale”.

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Educare significa prendersi cura e, soprattutto, insegnare a prendersi cura di sé, degli altri, dell’ambiente. Educare non vuol dire dare delle regole, ma delle idee, fornire gli strumenti che possano un giorno, nel momento del bisogno, generare pensiero e riflessione, per se stessi e per il mondo intero. Educare è preparare all’autonomia, è insegnare a conoscersi, a nutrirsi, a proteggersi, a soddisfarsi e a esprimersi. Anna Fores, docente all’università di Scienze della formazione di Barcellona, parlando di neuroeducazione, al festival di Pedagogia Viva, ha affermato che “la vera rivoluzione consiste nel sapersi prendere cura di noi stessi per poterci prendere cura degli altri”. Esiste dunque una correlazione tra prenatale e postnatale, ovvero tra prima della nascita e dopo la nascita. Considerando che lo sviluppo dell’essere vivente passa attraverso un lungo percorso organizzato dalla natura, si può presupporre che la pedagogia, intesa come disciplina in sostegno dello sviluppo dell’individuo, cioè dell’individuazione del sé dal momento della separazione (fisica, psichica ed emozionale) dai genitori, possa seguire le stesse indicazioni della natura e, per esempio, rispettando l’evoluzione biologica, psichica, emozionale e spirituale del bambino introdurre nel piano educativo nuovi elementi. Quanto più, durante il processo educativo, verranno rispettate le peculiarità individuali, protette le forze evolutive, rispettati tempi e ritmi, quanto più avremo esseri umani equilibrati e radicati in se stessi, nel corpo e nella mente. L’educazione quindi non ha solo il ruolo di educare, ma anche di creare individui con una disponibilità energetica e psichica tale da far fronte alle varie problematiche che si presenteranno nella vita, sia fisiche che non. Il ruolo del terapeuta, in questo caso dell’osteopata somato-emozionale, è quello di individuare il freno, il blocco, il conflitto tissutale, articolare, viscero-organico che arresta oppure ostacola questo processo e, tramite un percorso condiviso con il paziente, di dipanare, sciogliere la matassa e riattivare il movimento, la vita.
Postura fisica, funzionalità biologica, energetica, emozionale e pensiero sono strettamente correlati. Pensiamo ciò che siamo e siamo ciò che pensiamo. Si potrebbe affermare, per estensione, che siamo quello che mangiamo e così con le azioni, le attitudini, le abitudini. Tutto ciò che viviamo, che viene insegnato, impartito, trasmesso, che impariamo, che incontriamo durante la vita, dal momento del concepimento fino alla fase adulta, condiziona e orienta il corpo e lo spirito. E’ per questo che, a mio avviso, per lo sviluppo dell’esser umano, il bambino prima e l’adulto dopo, risulta essere centrale il ruolo educativo dei genitori e degli insegnanti, qualsiasi essi siano. Orientare vuol dire volgersi verso oriente, verso est dove nasce il sole, la vita. L’occidente è il punto cardinale del tramonto, dove la luce muore mentre l’oriente è dove il buio delle tenebre viene vinto dalle prime luci dell’aurora. La capacità di sapersi orientare, in termini spaziali o interiori sul piano emotivo- spirituale, rappresenta la possibilità di sapersi districare all’interno di una scelta di vita, di una difficoltà, di un conflitto, sia esso fisico, psichico, emozionale o energetico, perché siamo sostenuti dalla luce, dal sole, dall’amore. Il sole come tutti sappiamo viene rappresentato come il cuore dell’universo e nell’essere vivente è il cuore ad essere il sole, il generatore di vita, di amore. Aristotele, in merito all’educazione e al cuore, dice appunto che “educare la mente senza educare il cuore non è affatto educare”.

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