È abbracciando l’ideale dell’altro, i suoi pensieri, i suoi bisogni, le sue difficoltà, che è possibile creare condivisione, perché il benessere che si crea fra due amanti con l’abbraccio, anche se in modo diverso, è lo stesso che si può creare tra due paesi, due continenti.
Cuore con cuore richiede, soprattutto, intensità. È quell’abbraccio che sai potrebbe essere l’ultimo, perché sei consapevole di non conoscere il futuro, e allora in quell’abbraccio ci metti tutto. È quell’abbraccio che ti scambi con una persona che non hai visto da tanto tempo e che ti è mancata davvero, più di quanto tu sia riuscito a comunicare a parole. È quell’abbraccio che permette un saluto, un addio sincero e profondo che quando ci ripensi, anche a distanza di tempo, lo senti sempre addosso. È quell’abbraccio di quando vuoi farti perdonare perché hai fatto una cazzata, perché sai che in fondo questo è quello che vuoi. È quell’abbraccio che vuole dire io sono qui per te. È quell’abbraccio che ti fa spalancare gli occhi perché sembra ti manchi il fiato e poi invece lì socchiudi perché sai che, finalmente, puoi abbandonarti. Per fare cuore con cuore ci vuole coraggio e determinazione e per trovare l’inspirazione bisogna togliersi ogni velo, tutti quelli che portiamo addosso come abitudini e credenze. È necessario sperimentare il desiderio di mettersi a nudo, accettando l’idea che possiamo sbagliare, perché molte volte non ci capiamo un cazzo.
Cuore con cuore potrebbe non finire mai, perché più ci avviciniamo all’altro e maggiore è il bisogno di avvicinarci a noi stessi. E più troviamo noi stessi, maggiore è il desiderio di abbracciare intensamente l’altro.
Mia figlia mi ha fatto un grande regalo perché quel giorno, abbracciandomi, mi ha mostrato la strada verso la consapevolezza.


