Vorrei attirare la vostra attenzione sulla relazione tra gli opposti, a partire dal simbolo del Taijitu – si pronuncia T’ai Chi Tu- che rappresenta il concetto di yin e yang, l’unione dei due princìpi in opposizione, dove, talvolta, vengono raffigurati due pesci, rappresentanti di due forze, che si muovono abbracciati l’uno con l’altro in un’eterna danza.

Yin e yang sono due concetti, due attitudini, due atteggiamenti, due modalità: Yang è energia positiva, maschile, esterna, mentre Yin è energia negativa, passiva, femminile, interna. Yang accende la vita e la mette in movimento, Yin, invece, la nutre e la sostiene, proprio come avviene con il giorno e la notte, il sole e la luna, l’uomo e la donna.  Yin e Yang si completano a vicenda, l’esistenza di uno dipende dall’esistenza dell’altro. Per mantenere un equilibrio nelle nostre vite è necessario trovare un’armonia tra prendere e lasciare, tra andare e tornare, uscire e rientrare, tra difendere a spada tratta i nostri pensieri e ideali e accettare e accogliere quelli altrui. Non ci sono né eccessi né mancanze, ma interazione e aiuto. Il simbolo Taijitu parla di reciprocità, perché queste due forze sincrone producono armonia interiore ed esteriore, nei pensieri e nelle azioni, nel corpo e nella mente. Ed è proprio come avviene nell’ abbraccio tra due persone, dove le braccia che incontrano il corpo dell’altro creano un cerchio, un movimento circolare e il centro di un essere si unisce e si fonde al centro dell’altro.

Ed è proprio di un abbraccio che voglio parlarvi.

Quando mia figlia Matilde andava ancora all’asilo, io la accompagnavo con la macchina ogni mattina. Nonostante fosse un ambiente dove si prendevano cura e accudivano i bambini nella maniera giusta, mi accorsi che lasciarla e andarmene era sempre un evento traumatico, sia per lei che per me. Il suo sguardo, pieno di abbandono, mi restava addosso per ore, facendo affiorare il solito e insidioso senso di colpa. Salutarla dopo averla lasciata fra le braccia della maestra, nonostante avessero creato un bel rapporto, lo si notava da come si relazionavano l’una con l’altra, e vederla entrare nella sua classe, scatenava una moltitudine di emozioni dentro di me, e ogni volta mi procurava un senso di incompiutezza, che mi rimaneva dentro, come se non l’avessi salutata abbastanza.

A mancarmi non erano gli infiniti baci e abbracci che le davo, gli sguardi che le rivolgevo, e che cercavo di lasciarle impressi addosso come un adesivo, ma un contatto che non riuscivo a stabilire. Un giorno, dopo varie riflessioni e tentativi, abbiamo fatto un esperimento con Matilde. Dico “abbiamo” perché, in realtà è venuto da entrambi. Mi sono inginocchiato davanti a lei e ho portato i miei occhi all’altezza dei suoi e il mio cuore all’altezza del suo, ci siamo abbracciati intensamente fino ad avere una sensazione di fusione. Ed è così che è nato questo saluto solido, che ripetiamo ancora oggi in certe situazioni, nonostante Matilde non lo gradisca più come prima in presenza dei suoi nuovi compagni. Insomma, avevamo creato un abbraccio vivo, che abbiamo chiamato cuore con cuore.

Desideri approfondire?
Fissa un appuntamento telefonico gratuito con me cliccando il pulsante qui sotto.
Ti chiamerò io in una data e orario, fra quelli disponibili, da te scelti.


⇩ ⇩ ⇩

N.B. chiamata gratuita di max. 30 minuti