Prima parte
Bisogna amarla la felicità per desiderarla e poi cercarla.
Preparandomi a scrivere questo nuovo articolo, che ho intitolato la ricerca della felicità, mi sono reso conto di quanto fosse complesso l’argomento che avevo deciso di trattare. La difficoltà sta nel fatto che la ricerca della felicità risale alla nascita della vita umana, animale, vegetale e, molto probabilmente, minerale. Forse questa affermazione potrà stupirvi, ma ho visto stati di lietezza irradiarsi attraverso gli occhi di un essere umano, tramite la luminosità del suo corpo, manifestarsi nel colore vivace di una pianta dopo averne pulito le foglie e concimato la terra e nella lucentezza del pelo di un gatto, o nel suo miagolio, dopo essere stato accarezzato. La felicità è uno stato d’animo di profonda serenità e soddisfazione interiore. Come tutti gli stati d’animo che viviamo si palesa nel corpo fisico, psichico ed emozionale. Gli occhi, le orecchie e il naso, attenti e vigili, sono in grado di riconoscerla perché influenza e determina la postura, l’atteggiamento, l’emotività e le funzionalità organo-viscerali. Molti sono gli studi sugli effetti della felicità sulla salute fisica, psichica ed emozionale. Un esempio fra tanti è il miglioramento della pressione sanguigna e delle patologie dell’apparato cardio vascolare. Per non parlare degli effetti sull’umore, sull’apertura mentale, sulla vitalità e sul sonno. La produzione di dopamina, considerata l’ormone della felicità, sostiene e migliora la salute.
Essere felici produce e alimenta al tempo stesso il desiderio di felicità e rende appagati. In “appagare” troviamo il verbo pagare, che deriva da pax, pace. Pagare è da intendersi non solo in senso economico, ma anche di sacrificio personale. Appagare significa dunque in italiano soddisfare, esaudire bisogni e desideri, mentre, per esempio, in spagnolo apagar vuol dire spegnere il fuoco. Siccome il desiderio e il bisogno sono figli della mancanza, per appagarli bisogna dargli ciò che manca, per soddisfare e saziare la sete del desiderio. Appagare rimanda quindi alla necessità di spegnere il fuoco interiore creato dal desiderio per essere sazi e soddisfatti.
La felicità si trova al centro di un eterno dibattito e coinvolge, per citare solo alcune delle discipline che ne parlano, la filosofia, la teologia, la politica e la medicina. Affrontare il tema della ricerca della felicità vuol dire incontrare autorità del calibro di Seneca, Platone, Aristotele, Rousseau, poeti, cantanti, pittori, legislatori e tanti altri ancora. La felicità è così importante che nel 1776 gli Stati Uniti hanno inserito il diritto ad essere felici nella dichiarazione di indipendenza, e l’ONU ha istituito la giornata mondiale della felicità, che ricorre il 20 marzo di ogni anno.


