Diario di un giorno
Seconda Parte
Riprendo a scrivere dopo il pranzo, che è stato veloce e frugale. Ho scaldato alcune cose avanzate della cena di ieri sera, lenticchie rosse e cavolo saltato con carote e olive, a cui ho aggiunto delle noci e del pane tostato ricoperto di olio nuovo. Non amo mangiare da solo, mi sento più tranquillo in compagnia. Quando ero ragazzino e rientravo a casa da scuola, spesso ero solo a pranzo e mangiavo davanti alla tv, i miei genitori erano a lavoro. Non credo mi abbia fatto bene quest’abitudine ma, per fortuna, si è trasformata in passione per la lettura, che ancora oggi prosegue.
Adesso devo accelerare il ritmo di scrittura, perché i ragazzi stanno rientrando a casa e appena saranno qui mi sarà molto difficile farlo. Rimetto in ordine, rigoverno i piatti, rifaccio i letti, metto i vari oggetti a posto. La mattina, nei giorni di scuola, in casa nostra c’è un bel movimento. Mia moglie urla, è inspiegabilmente più agitata del resto della famiglia, forse anche per il maggiore carico organizzativo che ha. “Le mutande e i calzini non ci sono mai nei cassetti”, dicono i ragazzi in preda al panico, ma poi arriva la mamma e invece nei cassetti c’è sempre tutto. I pantaloni da stirare, i pentolini per il pranzo e le borracce sono da finire di riempire e gli zaini ogni volta non sono mai stati preparati la sera prima. C’è chi tarda a svegliarsi, chi soggiorna in bagno e chi, invece, gira da una stanza e l’altra senza una meta precisa, quasi dovesse trovare chissà cosa. E poi ci sono i gatti che reclamano cibo e attenzione e per questo si distendono nel corridoio miagolando. Sembra un rituale che si ripete nonostante, io e mia moglie, cerchiamo con tutte le forze di cambiare, di dare una direzione precisa e anche un orario definito. Forse il cambiamento però non è solo fare diversamente da quello che facciamo solitamente quanto anche invece essere diversi interiormente.
Continuo a riordinare. Mi piace l’idea che i miei figli trovino al ritorno la casa in ordine, penso sia un buon modo per trasmettergli cura e dedizione. La maggior parte delle volte lo faccio senza sforzo, altre mi devo sforzare, alcune invece lascio tutto così com’è perché farlo mi innervosisce. Solitamente lasciamo loro dei compiti come riordinare la loro camera, apparecchiare o sparecchiare la tavola e altre piccole incombenze quotidiane. Non che questo ogni giorno non susciti vari reclami. Apro il computer e scrivo. Il gatto è ancora qui che dorme. Ha occupato anche il mio posto sul divano, si è allargato e, cercando di non svegliarlo, riesco a spostarlo. Oggi è particolarmente affaticato e assonnato. Decisamente, come me, non ama l’arrivo dell’inverno.


