Passeggiavo come il mio solito fra le strade di campagna vicino casa alla ricerca di ispirazione per un nuovo articolo. La strada è quasi sempre la stessa eppure ogni volta riesce a meravigliarmi, a stupirmi. Ma mano che la percorro, che la cammino sento questi luoghi risuonare, appartenermi sempre di più.
Mentre salivo verso Maiano era attratto dalla vegetazione al di la del muretto di pietra che costeggia la strada, illuminata dal sole del mattino così precocemente già fiorita quando ad un certo punto si è fatto spazio nella mia rimuginazione ossessiva una intuizione, e si è presentata sotto forma di immagine, come una fotografia. E’ stato un attimo, un secondo.
Non saprei dire da dove venisse, se da fuori o da dentro di me. So solo che avrei scritto proprio questo, della necessità dello spazio esterno che mi occorre vedere, sentire, annusare, vivere per avere un po’ di spazio interno. Per gran parte del cammino mi sono reso conto essere stato immerso nei miei pensieri, travolto da un turbine di emozioni e associazioni per lo più prive di senso, di significato.
Potrei dire che non sono stato affatto presente a quello che facevo, ero interamente rapito, senza alcun spazio tra un pensiero e l’altro, una valanga ininterrotta che come un vulcano che erutta aveva bisogno di tempo per esaurirsi, per spegnersi. Non ero nemmeno il corpo ero interamente testa e lo sguardo era rivolto unicamente all’interno.
C’è un tempo per tutto evidentemente, anche per svegliarsi al mattino una seconda volta ed essere presenti a noi stessi e a quello che stiamo vivendo , un risveglio che non ha bisogno di caffè, di docce fredde ma di feeling. Camminando e guardando la natura in qualche modo, magicamente si è infiltrata in me aprendo un varco sempre più profondo fino a dissipare totalmente il rimuginio, al tal punto che, con grande sorpresa e affascinato come un bambino di fronte alla novità, ero presente con tutto me stesso assieme a lei, entrambi partecipi a questo incontro e quando questo incontro è avvenuto è arrivata l’intuizione, chiara, limpida, precisa nei dettagli, nei contorni, come un quadro finito.
Tutta la vita è permeata di spazio: c’è spazio nel bosco tra un albero ed un altro, tra una vite e l’altra nel campo coltivato. C’è spazio sotto forma di pausa tra una nota e l’altra nel pentagramma. C’è spazio, pausa tra una settimana di lavoro e l’altra, la domenica. Ci sono spazi vuoti nel corpo dove ogni tessuto, organo può muoversi liberamente ed adempiere alla propria funzione.
C’è uno spazio preciso tra un emisfero cerebrale e l’altro e c’è un altro spazio altrettanto preciso tra due atti respiratori, tra un battito cardiaco e quello successivo come esiste uno spazio tra una cellula e l’altra e tra un ‘onda e l’altra nel mare. Ci vuole spazio, realizzativo e contemplativo tra due persone per crescere assieme, per conoscersi e fondersi. Spazio è rispetto, ascolto, presenza, è valorizzazione dei propri credo, dei propri progetti, dei propri sogni e dei credo, progetti, e sogni dell’altro.
Non si tratta di incastrare nuove cose nella vita, un compagno, un figlio, un’avventura, etc perchè ogni volta che si incastra qualche cosa si crea una saturazione, anche sotto forma di sofferenza, di disagio che poi ha bisogno di tempo, talvolta molto tempo per esaurirsi. Si tratta quindi di imparare di nuovo e ancora a creare una pausa, un respiro, del silenzio e poi a lasciarsi pervadere.
Camminando ho lasciato andare progettazione, elucubrazione, aspettativa ed ho dato la possibilità al nuovo di emergere, spontaneamente. C’è bisogno di spazio per incontrarsi nella vita e incontrarsi è fare spazio alla vita.






