Domani

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Domani

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“Domani, domani. Domani non arriva mai. Domani, domani mai. Domani, domani, questo domani non c’è mai”

Queste sono le parole che ha scelto Claudio Baglioni per il ritornello della canzone Domani mai. E io sono d’accordo, perché è proprio così, come scrive lui: domani non arriva mai.

Domani è un altro giorno, domani smetto di fumare, domani inizio la dieta. Domani si cambia regime, da domani sarà tutto diverso. Ma domani non arriva mai perché domani è una via di fuga, è un modo per alleggerirsi l’animo, per non sentire il peso del presente. Se da domani cambia tutto, allora oggi posso ancora essere quello che sono, ancora, illusoriamente, libero dalle imposizioni, dalle limitazioni, dal senso di colpa, senza paura di essere giudicato, guardato male o escluso. E allora mi sento legittimato a fare quello che sto facendo, a essere quello che sono, inconsapevolmente.

E se invece di rimandare, cominciassimo oggi, ora? Perché rimandare a domani quello che può essere fatto oggi e, soprattutto, perché domani vogliamo essere diversi da adesso? Pensare che un semplice cambiamento, compiuto appunto domani, possa magicamente stravolgere la nostra vita sembra non tenere conto del fatto che questa è il risultato del tempo che abbiamo vissuto finora. Dire domani significa procrastinare, è una forma di inerzia, di freno al cambiamento, alla crescita, è una svalutazione personale perché non diamo valore a quello che siamo, a quello che finora abbiamo attraversato, sperimentato, assaggiato. È un po’ come pensare che non andiamo bene così come siamo, per noi stessi o per qualcun altro. Il corpo e la mente iniziano allora a riflette questa condizione e a creare pensieri, aspettative o posture e tutta la vita fisica, psichica ed emozionale si organizza seguendo questi impulsi e si rifugia in schemi precisi. La paura e la mancanza di fiducia chiudono il corpo, abbuiano la mente e lo spirito, impoveriscono e indeboliscono l’essere umano nel suo insieme, predisponendolo ad attacchi esterni, allontanandolo dagli altri e dalle proprie necessità. Invece l’essere umano ha bisogno, al contrario, di coraggio e fiducia per diventare più forte, aprirsi all’incontro con gli altri, alla condivisione e all’amore.

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Penso che questa idea del “domani” nasca dalla sofferenza, da qualcosa che non accettiamo nella nostra vita, nel nostro modo di fare o di essere. Questa visione viene da lontano ed è ben radicata in noi. Se chiediamo al domani di venirci in aiuto e far qualcosa per la pressione che avvertiamo dentro, è perché esiste un conflitto tra quello siamo e quello che vorremmo essere, stiamo cercando un salvatore, qualcuno o qualcosa, esterno a noi, che possa alleggerire il peso della croce che portiamo sulle spalle. Personalmente trovo questo atteggiamento irresponsabile, perché non ci rende responsabili, appunto, di noi stessi, ci dispensa dal crescere, dal diventare degli adulti consapevoli. Infatti, ogni volta che diciamo domani, che riponiamo le nostre aspettative in un momento successivo rispetto a quello presente, non entriamo completamente nella nostra vita, restiamo sospesi, appesi come una camicia nuova stirata in gruccia che non vogliamo usare per paura di sciuparla, aspettando il momento giusto per indossarla. Ma quel giorno non arriva mai.

Perché “domani” è un’illusione, domani potrebbe non arrivare mai, domani potremmo addirittura non esserci più e per qualsiasi cambiamento potrebbe essere già troppo tardi. Anche solo per questo sarebbe importante non rimandare una scelta, un saluto, un addio, un abbraccio, una dichiarazione d’amore, delle scuse, un progetto che vogliamo iniziare o finire, una lettera che desideriamo scrivere o inviare.

Pensare che certamente domani saremo diversi, più felici, più leggeri, più spensierati significa vivere in un sogno, credere che domani potremo trovare le risorse (fisiche, psichiche, emozionali, spirituali, economiche e culturali) necessarie per compiere il cambiamento che finora non siamo riusciti a realizzare o che semplicemente non abbiamo voluto fare. Domani, in questi termini, è una richiesta disperata di amore, di accudimento. Non guardatemi oggi non sono presentabile, non sono in me, aspettate domani, perché domani sarò al massimo della forma. Domani è una chimera, non è reale, perché nessuno di noi può sapere cosa accadrà tra oggi e domani. Può accadere di tutto, può anche non essere più necessario il cambiamento perché cambiano le cose, le aspettative, i desideri. È per questo che domani non arriva mai.

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Domani può essere una scusa, un rifugio per non mettere mano a quello che siamo, per non iniziare un cammino di consapevolezza, che passa necessariamente dall’accettazione del presente. Perché è solo quando accogliamo quello che siamo, e che stiamo vivendo, che qualcosa dentro e fuori di noi inizia a trasformarsi. Forse ci manca il coraggio per intraprendere la strada che volevamo, o seguire quella che, forse inconsciamente, abbiamo già intrapreso.

“Ci vediamo domani!” ha urlato ieri sera mia figlia, mentre andavamo via in macchina, al suo adorato nonno, dopo aver passato con lui l’intero pomeriggio a giocare, a correre, a cantare, ad essere amata con tutto l’amore possibile. Quando domani arriva davvero, domani non esiste più, e ogni momento presente diventa l’unico momento reale, tangibile. La richiesta di mia figlia è la speranza che domani possa essere altrettanto bello, che il nonno ci possa essere ancora, allo stesso modo e con la stessa intensità.

Quando domani diventa oggi tutte le energie del corpo si concentrano all’interno perché scompare l’idea che solo domani sarà il momento giusto. Finisce, insomma, la dispersione dell’energia verso l’esterno, provocata dall’illusione. (Per la psicologia buddista l’illusione o moha è uno stato di confusione e ignoranza che crea attaccamento cieco a false idee, opinioni o credenze. Una condizione in cui è facile perdere il contatto con la verità e creare dogmi assoluti, perché non si riesce a vedere o percepire la realtà per quella che è). Ora è fermarsi e sentirsi, è credere in noi stessi e nella vita. In questo modo aumenta la vitalità, ma crescono anche le connessioni neuronali e la loro qualità. Fermandoci, nella rincorsa quotidiana, fermandoci adesso, anche in questo momento, creiamo pensiero, alternative. La fiducia riempie gli occhi di luce, il sangue scorre nel corpo vivificandolo e gli arti sono pronti per assolvere alle loro funzioni specifiche: quelli inferiori per andare nel mondo e quelli superiori per crearlo. Cambia la postura, la posizione delle spalle. I diaframmi e le tensioni presenti nel copro fisico ed energetico si allentano e le viscere, spontaneamente, si riposizionano riprendendo il loro naturale movimento. I piedi sono sprofondati nella terra, come le radici di una pianta. Le mani, ancorate all’essere, tornano a saper fare e cominciano ad appassionarsi di nuovo ad apprendere.

In questa dimensione il coraggio appare allora come il sole che nasce dietro una montagna che prima era immersa nel buio dell’incertezza. Il sole fa diradare piano piano le tenebre e inonda tutto di luce e di consapevolezza.

Ti chiamerò io in una data e orario, fra quelli disponibili, da te scelti.

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