Gli attuali percorsi della scuola statale e parastatale, dalla materna fino all’università, offrono un sapere teorico e pratico e al termine conferiscono un titolo, una sorta di patente, sotto forma di diploma o di laurea, da usare all’interno della collettività, che permette di svolgere una professione come per esempio il dottore, l’avvocato, l’insegnante, il commercialista, l’infermiere o il musicista.
Questi percorsi formativi risultano essere fondamentali nella società moderna, perché hanno l’obbiettivo di formare individui sociali preparati che, nel miglior modo e con il minor attrito ideologico possibile, possono inserirsi in maniera attiva, partecipando al contesto in cui vivono. Sono percorsi che garantiscono una conoscenza accettata istituzionalmente, hanno una forma e una sostanza che si conformano perfettamente alla società che li genera e permettono, inoltre, a ciascuno, di amalgamarsi al sistema, evitando di conseguenza l’insorgere di pensieri, idee o atteggiamenti, che potrebbero divergere dal tipo di società che li contiene.
Questi stessi percorsi sono, a mio avviso, fondamentali, se non sentiamo il desiderio di cambiare le cose. Se invece avvertiamo la volontà di cambiarle, possiamo iniziare a immaginare che l’istruzione, il lavoro, l’economia, la sanità, la politica e l’imprenditoria, possano discostarsi dai modelli attuali. Magari potremmo addirittura escogitare paradigmi che rispettino e tutelino di più l’essere umano.
Se volessimo provare a cambiare le cose, potremmo iniziare con il constatare che la pedagogia, alla base dell’attuale insegnamento delle varie materie e delle varie scienze, non è educazione nel senso di educere, tirare fuori, bensì una formazione che viene da “formare”, mettere dentro e dare una forma, una forma della società che garantisca l’esistenza di individui adulti, perlomeno anagraficamente, inseriti nel tessuto sociale, che non hanno alcun desiderio di andare in un’altra direzione rispetto a quella proposta. Secondo questa chiave interpretativa dare una forma, e quindi dare una formazione, non è molto diverso da istruire, (dire cosa fare, o indottrinare, dare una dottrina da seguire, un sapere unico), perché se all’interno degli insegnamenti proposti mancano elementi discordanti dall’insegnamento stesso, ovvero saperi diversi rispetto a quelli comunemente accettati, (comunemente può essere all’interno del comune, della comunità), viene a mancare la possibilità di poter mettere in discussione un sistema sociale e magari, un giorno, di generarne uno nuovo.






