La realizzazione di un desiderio è la realizzazione di un progetto, di un sogno, di un viaggio, di un cammino, l’acquisto di una casa, di un’auto, è portare a termine un percorso di studi, crescere un figlio, aprire un’attività, scrivere o leggere un libro, sviluppare un’abilità, imparare una nuova lingua, sposarsi, dipingere un quadro, ecc. La realizzazione di un desiderio è un ponte solido, granitico, fiducioso tra la componente immateriale e spirituale dell’intuito e la componente materiale realizzativa. Un ponte tra lo yin e lo yang, tra il cielo e la terra, tra il femminile e il maschile che si manifesta sotto forma di unità. L’essere umano realizzando un proprio desiderio si materializza, diviene gradualmente più terreno e partecipe della propria vita e di quella comunitaria. Questa solidità si mostra sotto forma di sicurezza personale e di energia fisica. Un uomo realizzato profondamente, che sappia trarre insegnamento anche dalla non realizzazione, è una montagna.
“Ricorda che non ottenere talvolta ciò che vuoi è un meraviglioso colpo di fortuna.” (Dalai Lama)
Non vi è alcuna separazione, divisione tra corpo e mente. La realizzazione, così come la cura dell’individuo, non può essere considerata su di un piano duale. Corpo e mente, in ogni istante, in ogni distretto anatomico, vivono e si sorreggono vicendevolmente. Soddisfacendo l’uno si gratifica e si realizza l’altro. Pensare che una problematica o una difficoltà fisica e psichica di un esser vivente, di una società intera, possa essere risolta attraverso l’ingestione di una pillola o l’inoculazione di un farmaco senza occuparsi anche dell’aspetto culturale, sociale ed emozionale, è ridurre l’uomo ad un mero ammasso di cellule. Una reazione chimica sterile. La vita e la terra non sono nemiche e la paura manifesta incomprensione, assenza di conoscenza ed è generatrice di separazione. La separazione crea uno spazio, un vuoto che può essere ricolmato solo con l’amore e la fiducia o con una pillola. A noi la scelta!
“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità. “(OMS, 1948)
Attraverso il riconoscimento dell’autenticità del desiderio e la dedizione amorevole e tenace nel tempo verso la sua realizzazione, si consoliderà nel corpo benessere umorale e fisico. Esso è legato anche alla fiducia in sè stessi che si ottiene realizzandosi, così come avviene per il tessuto muscolare che si sviluppa grazie ad una attività fisica costante che genera sensazione di forza e di essere in grado di riuscire. Realizzare un progetto è andare nella direzione giusta, cioè nella direzione della propria realizzazione; incamminarsi e cercare, cercare fino a comprendere che il singolo e la società, come il singolo viscere e il corpo intero, sono un unico essere vivente in continua comunicazione. Il benessere dell’uno è il benessere dell’altro. Maltrattare, non prendersi cura, impoverire il singolo è provocare sofferenza alla comunità intera.
“Fino a che tutti non sono liberi, nessuno è libero” (Martin Luther king)
Usando la metafora dell’albero, realizzarsi vuol dire mettere radici profonde nel terreno della vita, ricavando e ricevendo in cambio da essa nutrimento, linfa. La fioritura sarà la fiducia acquisita. La generazione del frutto, a maturazione avvenuta, sarà il personale contributo per il mondo. Un essere umano realizzato, libero fisicamente e psico-emotivamente, è capace di fare le scelte opportune e soprattutto è in grado di contribuire alla realizzazione di una società libera ed equa, una comunità che non vada nella direzione dell’oppressione e del controllo dell’individuo.
“Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà degli altri”. (Nelson Mandela)
Il ruolo dell’Osteopatia somato-emozionale è quello di accompagnare l’essere umano in questo percorso attraverso un processo di consapevolezza del proprio corpo, partecipando alla creazione di una solida, amorevole e sincera relazione tra fisicità, pensiero e sentimenti. Come le credenze possono irrigidire il pensiero, così anche il corpo attraverso i propri blocchi, freni, può essere limitato nella capacità di andare nella direzione della propria realizzazione. Sbloccare gli organi, i visceri, i muscoli, il sistema nervoso, le membrane intracraniche, la mobilità del midollo spinale – attraverso il sistema cranio-sacrale, la detenzione viscerale, miofasciale, e lo sblocco delle articolazioni della colonna vertebrale e degli arti – permette di ritrovare un contatto maggiore con sé stessi. Grazie ad un respiro più ampio e profondo che si viene a instaurare con l’avvenuta liberazione strutturale, si potrà garantire la possibilità di riscoprire non solo il cammino personale interrotto verso la propria realizzazione e una nuova relazione con sé e con il mondo, ma anche il gusto di ricercarlo.
“L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perchè provi un senso di benessere quando gli stai accanto.” (Charles Bukowski)